Una poesia d’amore virale nel mondo antico

Tradotto dal francese


Dall’attuale Spagna alla Mesopotamia si trovano le stesse parole greche, generalmente incise su pietre preziose poco costose (agata, onice o sardonica). Gli esempi meglio conservati sono stati trovati su un gioiello al collo di una giovane donna in un sarcofago in Ungheria e su un muro nell’antica Cartagena.

La poesia iscritta su un cammeo di un medaglione in pâte de verre trovato in un sarcofago nell’attuale Ungheria. Foto: Péter Komjáthy/BHM Museo e Parco Archeologico di Aquincum

Il professore Tim Whitmarsh dell’Università di Cambridge ne è convinto: facendo il legame tra questi diversi artefatti, ha messo il dito su di una antica “cultura pop”. L’equivalente di una canzone rock, un tema che potrebbe essere stato scritto dai Sex Pistols, ha azzardato, intervistato nel settembre 2021 dal quotidiano The Guardian. In effetti, il tono della poesia millenaria evoca ”And we don’t care” del titolo Pretty Vacant della punk band britannica:

Λέγουσιν  – Dicono
ἃ θέλουσιν – ciò che vogliono
λεγέτωσαν – lasciarli parlare
οὐ μέλι μοι – Non mi interessa
σὺ φίλι με – Dai, amami!
συνφέρι σοι – ti fa bene

Il professore di Cambridge ritiene che questa poesia sia stata diffusa su larga scala, naturalmente oralmente, di taverna in taverna, ma anche in serie su oggetti come le pietre semipreziose che si trovavano e si vendevano in tutto l’Impero romano[1]. Sarebbe servita come segno distintivo per una classe media desiderosa di marcare la propria differenza e di estraniarsi dalla cultura locale: mentre il tema amoroso della poesia e la sua forma poetica sono molto semplici, l’uso del greco era “di classe”.

Ma non è tutto. Il ricercatore ha anche notato che la poesia si distingueva con una forma di metro utilizzata. Questa è molto lontana dalla scansione utilizzata dagli autori classici quali Omero, con un ritmo basato su sillabe di diversa durata. Per questi versi di quattro sillabe ciascuno, la musicalità si basa sull’accentuazione: un accento forte sulla prima sillaba e uno più debole sulla terza. Finora si pensava che questa forma di versi accentati avesse iniziato a essere utilizzata negli inni cristiani bizantini solo nel V secolo.

“Non c’era bisogno di poeti specializzati per creare questo tipo di linguaggio musicato e la dizione era molto semplice, quindi si trattava chiaramente di una forma di letteratura democratica”, spiega Tim Whitmarsh. Rivela un’altra cultura, sepolta sotto la cultura classica delle élite, la quale ci è pervenuta in modo più largo, quella di un popolo che ci assomiglia”.

[1] Esistono diverse varianti del testo: μέλι → μέλει; μέλη / μοι → σοι; μι / φίλι → φίλει / με → μαι / συνφέρι → συνφέρει ; συμφέρι ; συφέρι.

Fonte

Febbraio 2024, riproduzione vietata


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