Cibo e versi: l’arte marziale

Le amate «lucertole di mare» (sgombri) di Marziale? Mosaico di Pompei nel Museo Archeologico di Napoli (foto Wikimedia commons)

Non è solo Apicio a parlarci di piatti e prelibatezze romane. In effetti, per chiunque voglia studiare l’alimentazione antica, Marziale è d’obbligo. Poeta licenzioso del I secolo d.C., scrisse centinaia di epigrammi che descrivono – e deridono – i suoi contemporanei in quasi 10’000 versi. Marziale descrive i costumi dei Romani, le loro abitudini alimentari, la loro vita sessuale e, più o meno esplicitamente, l’organizzazione della società. Tra le altre cose, denuncia il clientelismo (di cui, anche lui, ha vissuto per la maggior parte del tempo, beneficiando della generosità dei mecenati) e la malafede dei suoi concittadini, che, ad esempio, si recano alle cene per godere del cibo servito piuttosto che della compagnia dei padroni di casa.

L’epigramma, solitamente diviso in due parti, è talvolta simile all’haiku per la sua brevità, ma il suo aspetto realistico e banale lo distanzia da esso. Spesso è indirizzato ad una persona, il cui nome è stato presumibilmente cambiato dall’autore per evitare rappresaglie o rancori troppo feroci.

Il libro XIII dell’opera di Marziale è interamente dedicato al tema del cibo; a volte il poeta si cala addirittura nella pelle del cibo. Ci sono alcuni consigli su come preparare i cibi, ma non oseremmo chiamarli ricette. In altri libri racconta aneddoti sull’arte della tavola, che alcune persone sembrano padroneggiare con più gusto di altre.

Si tratta di una piccola raccolta di racconti che mescolano poesia, ironia e altri ingredienti più o meno appetitosi.

XIII, 18

Fila Tarentini graviter redolentia porri
edisti quotiens, oscula clusa dato.

«Ogniqualvolta hai mangiato fettine di porro di Taranto, che emanano odore sgradevole, da’ baci a bocca stretta.»

IX, 14

Hunc quem mensa tibi, quem cena paravit amicum
esse putas fidae pectus amicitiae?
aprum amat et mullos et sumen et ostrea, non te.
tam bene si cenem, noster amicus erit.

«Credi tu che quest’uomo, la cui 1amicizia ti è venuta attraverso la mensa e il pranzo, sia per te un amico di sicura fede? Egli ama il cinghiale, le triglie, le mammelle di scrofa e le ostriche, non te. Se la mia tavola fosse egualmente buona, sarebbe un mio amico.»

XIII, 8

Inbue plebeias Clusinis pultibus ollas,
ut satur in vacuis dulcia musta bibas.

«Riempi gli orci plebei con polenta di Chiusi, affinché dopo che hai mangiato tu possa bere il dolce vino negli orci vuoti.»

XIII, 62

Pascitur et dulci facilis gallina farina,
pascitur et tenebris. Ingeniosa gula est.

«La gallina s’ingrassa facilmente tanto con la dolce farina quanto col buio. È proprio ingegnosa la gola.»

VII, 78

Cum Saxetani ponatur coda lacerti
et, bene si cenas, conchis inuncta tibi,
sumen, aprum, leporem, boletos, ostrea, mullos
mittis: habes nec cor, Papyle, nec genium.

«A te viene presentata, a tavola, la coda di un misero pesce Sassetano, quando mangi bene, delle fave condite con un po’ d’olio; e regali mammelle di scrofa, cinghiale, lepre, funghi, ostriche, triglie: non hai, o Papilo, né buon senso, né intelligenza.»

XIII, 34

Cum sit anus coniunx et sint tibi mortua membra,
nil aliud bulbis quam satur esse potes.

«Se hai una moglie vecchia e le membra prive di forza, non puoi fare altro che satollarti di cipolle.»

XIII, 87

Sanguine de nostro tinctas, ingrate, lacernas
induis, et non est hoc satis, esca sumus.

«Tu indossi, o ingrato, mantelli tinti col nostro sangue: ciò non ti basta, e ci mangi.»

Martial si riferisce qui al murex, una conchiglia che veniva usata per produrre la porpora, una tintura costosa.

XIII, 122

Amphora Niliaci non sit tibi vilis aceti:
esset cum vinum, vilior ilia fuit.

«Quest’anfora di aceto egiziano non sia da te disprezzata: quando era vino, valeva meno.»

X, 48

[…] Stella, Nepos, Cani, Cerialis, Flacce, venitis?
Septem sigma capit, sex sumus, adde Lupum.
Exoneraturas ventrem mihi vilica malvas
Adtulit et varias, quas habet hortus, opes,
In quibus est lactuca sedens et tonsile porrum,
Nec deest ructatrix menta nec herba salax;
Secta coronabunt rutatos ova lacertos,
Et madidum thynni de sale sumen erit.
Gustus in his; una ponetur cenula mensa,
Haedus, inhumani raptus ab ore lupi,
Et quae non egeant ferro structoris ofellae,
Et faba fabrorum prototomique rudes;
Pullus ad haec cenisque tribus iam perna superstes
Addetur. Saturis mitia poma dabo,
De Nomentana vinum sine faece lagona,
Quae bis Frontino consule trima fuit.
Accedent sine felle ioci nec mane timenda
Libertas et nil quod tacuisse velis:
De prasino conviva meus venetoque loquatur,
Nec facient quemquam pocula nostra reum.

[…] «O Stella, Nepote, Canio, Ceriale, Fiacco venite? La tavola a forma di sigma ammette sette commensali: siamo sei; possiamo aggiungere Lupo. La fattoressa mi ha portato delle malve buone per scaricare il ventre e vari prodotti dell’orto. Tra essi troverai la lattuga sessile , il porro tagliato, la menta che provoca i rutti e l’erba afrodisiaca; fette di uova sode faranno da contorno a sgombri avvolti in foglie di ruta; vi saranno anche poppe di scrofa grondanti di tonno in salamoia. Questo sarà l’antipasto; poi verrà portato il pranzetto costituito da un’unica portata: un capretto strappato alla gola di un feroce lupo, braciole che non avranno bisogno del coltello del maestro di mensa, fave, cibo di operai, e cavoli di primo taglio; a questi cibi si aggiungerà un pollo e il prosciutto rimasto da tre pranzi precedenti. Quando sarete sazi, vi darò dolce frutta e vino nomentano senza feccia, che ha compiuto tre anni al tempo del secondo consolato di Frontino. Vi saranno inoltre scherzi privi di veleno, una libertà di cui non avrete da temere al mattino seguente e mancanza assoluta di discorsi, che uno poi vorrebbe non aver fatto. I miei 647 commensali parlino pure del partito verde e del partito turchino: le nostre coppe non comprometteranno nessuno.»

XII, 19

In thermis sumit lactucas, ova, lacertum,
Et cenare domi se negat Aemilius.

«Emilio mangia nelle terme lattughe, uova, sgombri e poi dice che a casa non mangia.»

Mangiare nelle terme?

Intrigante, non vi pare?… Sarà per l’appunto il tema di un prossimo articolo.

Fonti


Altri articoli del blog Nunc est bibendum


error: Le contenu est protégé