Il giardino segreto dei satiri

crocus sativus, il croco zafferano, o gli stami del frutto della passione.

Per i popoli antichi, le piante avevano molte virtù: gustative, ma anche medicinali, religiose, magiche e… afrodisiache. In quest’ultimo campo, tre di loro meritano il Pantheon.

In primo luogo, la santoreggia (satureja), una pianta mediterranea, vicina al timo, usata dalla notte dei tempi come condimento. Nelle montagne greche coperte dai suoi arbusti, era consumata dai satiri. Si pensava che desse un ardore illimitato a queste creature lussuriose con il corpo di un uomo, ma le corna e i piedi di una capra. Gli uomini hanno quindi pensato di poter trarre lo stesso profitto da questa pianta. Nel primo secolo, il medico, farmacologo e botanico greco Pedanio Dioscoride affermava che “la santoreggia suscita la lussuria”. Allo stesso tempo, il poeta romano Marziale usò le proprietà della pianta per deridere un suo simile:

“Luperco, il pene già da prima ha smesso di drizzartisi, tuttavia tu, pezzo di scemo, cerchi in ogni modo di eccitarlo. Ma nulla ottengono le ruchette e le cipolle afrodisiache, nè ti giovano le cattive santoreggie. Hai cominciato a contaminare bocche innocenti dietro pagamento. Anche così Venere, per quanto sollecitata, non risuscita.
Qualcuno potrebbe abbastanza meravigliarsi di ciò o credere, Luperco, che quello che non ti si drizza ti s’indurisca pagando una somma cospicua?”1.

Smilax aspera, ninfa con foglie a forma di cuore o sarsaparilla.

Lupercus potrebbe anche aver tentato di usare la menta (mentha), una pianta, si dice, che gli antichi greci avessero proibito ai soldati di consumare, tanto inebriante era il suo profumo che scioglieva il coraggio e faceva bollire il desiderio. Secondo la mitologia grecoromana, Minthe (Μίνθη) era una ninfa che viveva negli Inferi e che aveva un solo obiettivo, sedurre il sovrano del luogo Ade. Inoltre, quando quest’ultimo l’ha abbandonata per Persefone, ha visto rosso ed è diventata una vera peste. Ma siccome non si dovrebbe rompere i coglioni ad una figlia di Zeus, Minthe finì calpestata e trasformata in una pianta. Ciò che rimane è il profumo che, accartocciando la menta, ci ricorda il potere seduttivo della ninfa.

Profumo, si, consumo, no! La scienza moderna ha stabilito che il consumo prolungato di menta può ridurre i livelli di testosterone. D’altra parte, la santoreggia di cui sopra ha un principio attivo, l’eriodictyol, con effetti rilassanti e vasodilatatori.

La terza storia è la più romantica. È quella di Crocus, un giovanotto che aveva due passioni: il gioco d’azzardo con il dio Hermes e l’amore con la ninfa Smilax. Da questo punto in poi, le fonti sono molteplici e incomplete. Diverse versioni del mito coesistono quindi2. Eccone una: Crocus muore in un incidente, facendo disperare la sua ninfa. Per salvare il loro amore, gli dei li trasformano entrambi in piante: croco, naturalmente, e salsapariglia, una vite mediterranea con foglie a forma di cuore. Dai preziosi stimmi rossi del croco, che evocano la passione per lo Smilax, sarà estratto il prezioso zafferano3.

Cleopatra si fidava delle proprietà afrodisiache dello zafferano e ne faceva grande uso nei suoi bagni. E se non fosse stato il fascino di un naso, ma i poteri di una spezia, a cambiare il corso della storia?

  1. Marziale, Epigrammi, Libro III, LXXV::
    Stare, Luperce, tibi iam pridem mentula desit,
    luctaris demens tu tamen arrigere.
    Sed nihil erucae faciunt bulbique salaces,
    inproba nec prosunt iam satureia tibi.
    Coepisti puras opibus corrumpere buccas:
    sic quoque non vivit sollicitata Venus.
    Mirari satis hoc quisquam vel credere possit,
    quod non stat, magno stare, Luperce, tibi?
  2. La storia di Crocus e Smilax è menzionata, senza dettagli, da Plinio il Vecchio, Storia Naturale, XVI.63.1, Ovidio, Metamorfosi, IV.280 e Nonnos, Dionisiache, 12.86.
  3. La coltivazione del croco e la raccolta dello zafferano è già raffigurata sulle pareti del palazzo di Cnosso, a Creta, intorno al 1500 a.C.