Dente più, dente meno, ma sempre posata la forchetta

Tradotto dal francese


Forchette disposte sulla tavola, in questa Ultima Cena bizantina (XI-XII secolo) dipinta a Karanlık Kilise («la chiesa oscura»), Göreme, Cappadocia.

Due, poi tre, e infine quattro: a differenza degli esseri umani, la forchetta non perde i denti con il passare del tempo. Contrariamente a quanto si crede, questo utensile oggi indispensabile sulle nostre tavole non è un’invenzione medievale o rinascimentale. La sua esistenza è attestata nell’Impero romano, tra il I e il V secolo d.C.

Sebbene molto meno comuni dei cucchiai, la si trova esposta in numerosi musei[1]. Il latino dispone peraltro di parole per indicare la forchetta: fuscinula o furcula che, come in francese, sono diminutivi delle parole che indicano una forca (o un tridente).

Sebbene il loro uso esatto resti misterioso, queste forchette romane a due o tre denti servivano probabilmente a infilzare la carne durante i banchetti dell’élite romana, per il servizio o in sostituzione dell’uso più sudicio della mano destra per portare i bocconi alla bocca. In ogni caso, il popolo vedeva raramente la carne sulla propria tavola, e ancor meno le forchette…

Una scomparsa misteriosa

Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel V secolo, la forchetta scompare dalle tavole europee — o quantomeno dalle relative tracce scritte e archeologiche. Le ragioni di questa eclissi restano poco chiare: essa è probabilmente dovuta più alla semplicità delle abitudini a tavola dell’alto Medioevo, dove bastavano il coltello e le dita, che a una precisa ostilità religiosa. Si legge talvolta che l’oggetto sarebbe stato mal accolto perché i suoi denti ricordavano il forcone del diavolo: nessuna fonte medievale conosciuta sembra tuttavia stabilire questo accostamento[2]. Curiosamente, le più antiche forchette ritrovate in Francia, datate al XV secolo, assomigliano meno al modello che tornerà presto dall’Oriente che ad alcune forchette gallo-romane del III secolo — il che porta a chiedersi se l’uso si sia davvero interrotto ovunque, o sia solo scomparso dalle fonti giunte fino a noi.

Forchette sasanidi, bronzo, Qasre Abunasr (Shiraz), VI-VII secolo, Metropolitan Museum of Art, New York.

In Persia, invece, la forchetta prospera. Già dal V secolo, l’Impero sasanide adotta l’utensile e gli conferisce una forma originale, con un manico che termina in un semicerchio a sostegno di due denti lunghi e ravvicinati. Vi sopravvive persino alla conquista araba della metà del VII secolo, prima di scomparire a sua volta — questa volta in Persia — nel corso del X secolo, proprio nel momento in cui il suo modello inizia la migrazione verso l’Impero bizantino.

È infatti già dal X secolo che la forchetta di foggia sasanide compare nell’iconografia religiosa della Cappadocia: la si distingue in particolare posata sulla tavola di un’Ultima Cena a Ballı Kilise, a Soğanlı, e su quella delle Nozze di Cana nell’antica Tokalı Kilise, a Göreme — due scene di banchetto, come se l’oggetto, ancora raro in Occidente, trovasse naturalmente posto su queste tavole bibliche riccamente imbandite. Altri esempi, un po’ più tardi, ornano le tavole dipinte di Karanlık e di Çarıklı Kilise, due chiese rupestri dello stesso sito di Göreme, oggi iscritto nel patrimonio mondiale dell’UNESCO. Karanlık Kilise — letteralmente «la chiesa oscura» — deve il suo nome alle sue rare aperture, che paradossalmente hanno preservato la freschezza dei suoi colori per quasi mille anni: nella sua Ultima Cena, due o tre commensali dispongono ciascuno, accanto al proprio coltello, di una piccola forchetta a due denti, fedele al modello giunto dalla Persia. A Çarıklı Kilise, l’utensile compare persino al di fuori del solo contesto eucaristico, sulla tavola dipinta del refettorio monastico e in una scena di Ospitalità di Abramo — segno che l’oggetto, in Cappadocia, non è più un caso isolato ma un accessorio da tavola che attraversa diversi generi di scene[3].

Forchetta romana in bronzo, periodo imperiale. Museo Archeologico di Padova (Inv, 286R).

Nell’XI secolo fa la sua comparsa nell’Italia meridionale, regione sotto forte influenza bizantina, per poi diffondersi lentamente verso il nord Europa. È anche a questo secolo che risale l’aneddoto più celebre — e più deformato — di tutta la storia della forchetta: il monaco riformatore Pier Damiani vi racconta, a titolo di esempio morale contro il lusso, la storia di una principessa bizantina sposata a un doge di Venezia, così attaccata al raffinamento da rifiutarsi di toccare il cibo con le dita e da farselo tagliare a pezzetti dai propri eunuchi, per poi portarlo alla bocca con una piccola forchetta d’oro a due denti — una scelta che, nel racconto edificante di Pier Damiani, le vale un castigo divino senza appello. Lo studioso italiano Muratori la identificherà nel XVIII secolo come Maria Argyre, sposa di Giovanni Orseolo, morta a Venezia nel 1007. Nulla, nel testo originale, afferma che sia stata lei stessa a portare la forchetta dall’Oriente: si tratta di una deduzione più tarda, ripresa e diffusa nel corso dei secoli successivi — al punto che una versione cronologicamente impossibile, che associa l’aneddoto a un’altra principessa nata dopo la morte di Pier Damiani, è oggi la più diffusa.

La leggenda vuole che sia stata Caterina de’ Medici a introdurre la forchetta alla corte di Francia nel XVI secolo — ma tracce scritte del suo uso vi esistono già dall’inizio del XIV secolo, e prove archeologiche dal XV.

Vade retro

La piccola forca a due o tre denti diventa, tra il XVII e il XVIII secolo, un oggetto di prestigio a quattro denti, simbolo di raffinatezza e di civiltà sulla tavola europea. La sua adozione si generalizza progressivamente, rivoluzionando l’arte della tavola e l’igiene alimentare — senza che occorra, questa volta, vedervi l’esorcismo di una qualche connotazione diabolica: sono molto più prosaicamente il comfort e l’etichetta a tavola a imporre, poco a poco, la forchetta a tutti i livelli della società.

[1] «Fourchettes en bronze», Lugdunum, Museo e Teatri Romani di Lione.

[2] Pierre Leclercq, «L’étonnante histoire de la fourchette», Università di Liegi, 18 novembre 2018.

[3] Maria G. Parani, «Byzantine Cutlery: An Overview», Δελτίον της Χριστιανικής Αρχαιολογικής Εταιρείας 31, 2010, p. 139-164.

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