Tradotto dal francese

Per i popoli dell’Antichità, le piante possedevano molte virtù: gustative, ma anche medicinali, religiose, magiche e… afrodisiache. In quest’ultimo ambito, tre di esse meritano il Pantheon.
Santoreggia
La santoreggia (Satureja), innanzitutto, è una pianta mediterranea affine al timo, utilizzata fin da epoche molto antiche come condimento. Nelle montagne greche ricoperte dai suoi cespugli, secondo le credenze dell’epoca, essa veniva brucata dai satiri. Si pensava che ciò conferisse un ardore senza limiti a queste creature lussuriose, dotate di corpo umano ma di corna e piedi caprini. Anche gli uomini speravano quindi di trarre da questa pianta lo stesso beneficio.
Nel 1° secolo dopo la nostra era, il poeta romano Marziale evoca questa proprietà supposta della pianta per deridere un suo simile:
«Da tempo, Luperco, il tuo membro è ormai senza forza;
eppure, folle, ti affanni in ogni modo per ridargli vigore.
Ma nulla ottengono la rucola e i bulbi afrodisiaci,
né ti giova più l’insolente santoreggia.
Hai cominciato a corrompere con il denaro bocche pure:
neppure così Venere, per quanto sollecitata, si risveglia.
C’è davvero da stupirsi, e quasi da non crederci,
che ti sia costato tanto, Luperco, restare impotente?»[1].
Menta

Luperco avrebbe anche potuto tentare di ricorrere alla menta (Mentha), una pianta che, si dice, gli antichi Greci proibivano ai soldati di consumare, poiché il suo profumo inebriante faceva sciogliere il coraggio e ribollire il desiderio.
Secondo la mitologia greco-romana, Minte (Μίνθη) era una ninfa degli Inferi che cercò di sedurre Ade. Abbandonata in favore di Persefone, finì per essere calpestata e trasformata in una pianta. Di questa storia, la menta avrebbe conservato un profumo intenso, che, strofinandone le foglie, richiama il potere di seduzione della ninfa.
Il profumo, sì, ma non il consumo. La scienza moderna indica infatti che il consumo prolungato di menta, in particolare sotto forma di tè di menta verde (Mentha spicata), può essere associato a una diminuzione dei livelli di testosterone[2]. Al contrario, alcune varietà di santoreggia menzionate più sopra contengono, tra i loro flavonoidi, l’eriodictyol, presente in quantità ridotte e al quale studi sperimentali attribuiscono effetti vasorilassanti e vasodilatatori[3].
Crocus
La terza storia è la più romantica. È quella di Crocus, un giovane che aveva due passioni: il gioco con il dio Ermes e l’amore per la ninfa Smilax. A partire da questo punto, le fonti sono molteplici e lacunose. Coesistono dunque diverse versioni del mito[4]. Eccone una: Crocus muore in un incidente, provocando la disperazione della sua ninfa. Per salvare il loro amore, gli dèi li trasformano in piante: il croco, naturalmente, e la salsapariglia, una pianta rampicante delle regioni mediterranee le cui foglie sono a forma di cuore. Dai preziosi stimmi rossi del croco, che evocano la passione per Smilax, si ricaverà il prezioso zafferano[5].
Secondo la tradizione, fiduciosa nelle virtù afrodisiache dello zafferano, Cleopatra ne avrebbe fatto largo uso nei suoi bagni. E se non fosse stato il fascino di un naso, ma le virtù di una spezia, ad aver cambiato il corso della Storia?
- Marziale, Epigrammi, Libro III, LXXV::
Stare, Luperce, tibi iam pridem mentula desit,
luctaris demens tu tamen arrigere.
Sed nihil erucae faciunt bulbique salaces,
inproba nec prosunt iam satureia tibi.
Coepisti puras opibus corrumpere buccas:
sic quoque non vivit sollicitata Venus.
Mirari satis hoc quisquam vel credere possit,
quod non stat, magno stare, Luperce, tibi?- Grant P. et al., Spearmint herbal tea has significant anti-androgen effects in polycystic ovarian syndrome. A randomized controlled trial, Phytotherapy Research 24(2):186-188 (2010).
- Rauwald et al., 1999, Vasorelaxant activity of flavonoids isolated from Satureja obovata. Journal of Pharmacy and Pharmacology, 51(6), 713–718.
- La storia di Crocus e Smilax è menzionata, senza dettagli, da Plinio il Vecchio, Storia Naturale, XVI.63.1, Ovidio, Metamorfosi, IV.280 e Nonnos, Dionisiache, 12.86.
- La coltivazione del croco e la raccolta dello zafferano è già raffigurata sulle pareti del palazzo di Cnosso, a Creta, intorno al 1500 a.C.
Altri articoli del blog Nunc est bibendum








