Bere e amare oggi… perché domani è incerto

Tradotto dal francese


Dioniso abbraccia Arianna nuda, che tende le braccia verso il collo del suo amante. Una colomba, attributo di Afrodite, è posata su un ramoscello. Kylix a figure rosse, Falerii Veteres, necropoli di Penna, tomba 4 (CXXVIII), inv. 1674. Gruppo Foied, verso il 350 a.C. Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma (Foto MG).

Due coppe da bere rinvenute in una tomba della necropoli di Penna, a Falerii Veteres, recano un messaggio di una semplicità disarmante. L’iscrizione, vecchia di oltre 2300 anni, non è redatta né in latino né in etrusco, bensì in un’altra lingua antica, meno conosciuta: il falisco.

Il popolo falisco era stanziato nel sud-est dell’Etruria, nella valle del Tevere, attorno alla propria capitale Falerii – l’odierna Civita Castellana. Accanto agli Etruschi, resistette per un certo tempo all’espansione dell’irrequieto vicino situato cinquanta chilometri più a sud: Roma. La loro lingua, attestata da circa 355 iscrizioni databili dal VII al II secolo a.C., apparteneva al gruppo latino-falisco delle lingue italiche: una parente stretta del latino, ma che ha seguito una propria evoluzione. È probabilmente sopravvissuta, progressivamente permeata di latino, almeno fino al II secolo a.C.

Le due kylikes – coppe da bere di tipo greco – provengono dalla tomba 4 (CXXVIII) della necropoli di Penna. Facevano parte di un corredo funerario composto da vasellame in ceramica e in bronzo, datato alla metà del IV secolo a.C. Entrambe sono oggi conservate al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma[1]. La scoperta di un terzo esemplare identico, ma privo di iscrizione, a Civita Castellana conferma che si trattava di una produzione in serie, attribuita dalla critica moderna al «Pittore del Foied», attivo verso la metà del IV secolo a.C. a Falerii.

Il motivo nel tondo centrale, a figure rosse su fondo nero, è identico sulle due coppe: un giovane uomo abbraccia una donna nuda che tende le braccia verso il collo del suo amante. Si distingue anche una colomba posata su un ramoscello.

La kylix con il numero d’inventario 1674…

Un proverbio falisco

L’iscrizione, da leggere da destra a sinistra, è stata concepita in armonia con il decoro: si inserisce nel fregio a meandri che incornicia le figure del tondo. Presenta una lieve differenza da una coppa all’altra.

Sulla kylix che porta il numero d’inventario 1675 e la cui iscrizione è integralmente conservata, si legge:

foied vino pipafo, cra carefo

Sulla sua gemella, numero 1674, una versione leggermente diversa:

foied vino pafo, cra carefo

La differenza tra le due versioni ha attirato l’attenzione degli specialisti. Secondo alcuni studiosi, pafo sarebbe un errore di copia della forma corretta pipafo, commesso da un artigiano che non padroneggiava pienamente la scrittura. La forma pipafo corrisponde infatti a un futuro del verbo «bere», parallelo al latino classico bibam. Il futuro in -fo compare anche in carefo («sarò privo di»), tratto caratteristico del sistema verbale falisco. L’equivalente in latino classico è limpido: hodie vinum bibam, cras carebo, che si traduce: «Oggi berrò del vino, domani ne sarò privo».

… et sa jumelle au numéro 1675.

Dioniso e Arianna, ovvero il vero amore

Chiarito il senso del testo, torniamo all’illustrazione del tondo. Il giovane uomo regge un tirso – un bastone avvolto di edera e sormontato da una pigna – il che consente di identificarlo con certezza come il dio Dioniso.

La maggior parte dei commentatori identifica la donna come Arianna, figlia del re di Creta Minosse, colei che permise a Teseo di trionfare sul Minotauro fornendogli il filo per uscire dal Labirinto. La colomba, dal canto suo, evoca Afrodite.

Il seguito del mito è crudele. Come ricompensa per il suo aiuto, Teseo abbandonò Arianna sull’isola di Nasso. Fu lì che Dioniso la scoprì, la consolò e la prese in sposa – un matrimonio d’amore, fondato sul solo consenso reciproco, che varrà ad Arianna l’immortalità concessa da Zeus. Come scrive Esiodo nella sua Teogonia: «Dioniso dalla chioma d’oro prese per fiorente sposa la bionda Arianna, la figlia di Minosse, che il figlio di Crono ha sottratto per sempre alla morte e alla vecchiaia.»[2]

La coppia divina è divenuta, nel corso dei secoli, un modello dell’amore vero, liberamente scelto al di fuori degli accordi familiari. I pittori vascolari ne hanno fatto un motivo prediletto sulle coppe da bere, fin dalle kylikes attiche a figure nere del VI secolo a.C.

Ma come ha dimostrato Claude Vatin, gli artisti dell’Italia centrale – etruschi e falisci – hanno accentuato la dimensione erotica del tema. Sulla coppa di Falerii, Arianna nuda, «rovesciata all’indietro fino a perdere l’equilibrio, un braccio passato sulla nuca di Dioniso, gli tende le labbra»; il dio, «inarcato e ben saldo sulle gambe divaricate, china il capo per ricevere il bacio».[3] L’iscrizione falisca e l’immagine si completano a vicenda: «Tanto quanto dei loro corpi, Arianna e Dioniso godono dell’euforia del vino, i due piaceri sono inscindibili.»

Più che una semplice esortazione a bere, l’iscrizione è probabilmente un proverbio che invita a godere dei piaceri effimeri della giovinezza, il vino e il sesso.

Due coppe, un bacio sensuale tra Dioniso e Arianna, e una massima tracciata lungo il bordo: gli artigiani falisci di Falerii hanno lasciato, su ceramica da banchetto, uno dei più antichi inviti conosciuti a cogliere l’attimo presente. Tre secoli più tardi, Orazio condenserà la medesima intuizione in due parole divenute celebri: carpe diem[4].

[1] Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, «Kylix a figure rosse da Falerii Veteres», rubrica ETRU a casa – Agro falisco e capenate, 2020.

[2] Esiodo, Teogonia, vv. 947–949. Greco: Χρυσοκόμης δὲ Διώνυσος ξανθὴν Ἀριάδνην, / κούρην Μίνωος, θαλερὴν ποιήσατ’ ἄκοιτιν· / τὴν δέ οἱ ἀθάνατον καὶ ἀγήρω θῆκε Κρονίων.

[3] Claude Vatin, Ariane et Dionysos. Un mythe de l’amour conjugal, Parigi, Presses de l’École normale supérieure, 2004, pp. 58–59.

[4] Orazio, Odi, I, 11: carpe diem, quam minimum credula postero – «cogli l’attimo, e affidati il meno possibile al domani.»


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