Tradotto dal francese
Roma antica, all’apice della sua potenza, intratteneva relazioni commerciali e politiche con territori lontani, dall’Africa subsahariana fino all’India. Questa vasta estensione d’influenza permise ai Romani di scoprire animali sconosciuti nel loro ambiente mediterraneo. Questi incontri con la fauna esotica si cristallizzarono nella lingua latina attraverso una ricca terminologia zoologica, spesso di origine greca. Questo studio lessicografico propone un inventario ragionato delle denominazioni latine degli animali esotici, attestate presso gli autori classici.
I. I grandi mammiferi africani e asiatici

L’elefante: colosso emblematico
L’elefante, animale emblematico che colpì profondamente i Romani durante le guerre puniche, si distingue per una triplice denominazione:
- Elephantus, i (m./f.): attestato in Cicerone (De Natura Deorum 2, 151). Al femminile designa specificamente la femmina secondo Plauto (Stichus 168). Per metonimia, questo termine designa anche l’avorio in Virgilio (Georgiche 3, 26). Plinio il Vecchio menziona inoltre un mostro marino omonimo (9, 10).
- Elephas/Elephans, antis (m.): prestito diretto dal greco ἐλέφας, impiegato da Orazio (Epistole 2, 1, 196), Lucano (6, 208) e Seneca (Lettere 85, 41).
- Barrus, i (m.): termine raro, probabilmente di origine indiana, che designa l’elefante (Orazio, Epodi, 12, 1). Ha dato origine all’italiano «barrire».
- Bos Luca, bovis Lucae (m.): «Bue della Lucania», nome dato all’elefante dai Romani dopo averlo scoperto durante la guerra contro Pirro, perché lo avevano visto per la prima volta in Lucania (Plinio il Vecchio, Storia naturale, 8, 16).

Il rinoceronte: unicorno corazzato
- Rhinoceros, otis (m.): dal greco ῥινόκερως («naso-corno»), questo pachiderma è descritto da Plinio (8, 71) e menzionato da Quinto Curzio nel suo racconto delle conquiste di Alessandro (9, 1, 5).
L’ippopotamo: cavallo del Nilo
- Hippopotamus, i (m.): letteralmente «cavallo di fiume» (dal greco ἱπποπόταμος), questo mammifero anfibio compare in Plinio (5, 10) e Ammiano Marcellino (22, 15).
- Hippopotamios, ii (m.): variante ortografica attestata in Varrone (De Lingua Latina 5, 78) e nel geografo Pomponio Mela (1, 52).
I camelidi: navi del deserto

Il cammello
- Camelus, i (m./f.): dal greco κάμηλος, menzionato da Cicerone (De Natura Deorum 2, 123) e da Tito Livio (37, 40, 12). Plinio lo impiega al femminile (8, 67; 11, 164), così come Paolino di Nola (Epistulae 29, 2).
- Camela, ae (f.): forma femminile specifica per la cammella (Trebellio Pollione, Claudio 14).
- Camellus: variante ortografica citata da Pomponio (112).
La giraffa
- Camelopardalis, is (f.) o -lus, i (m.) o -pardus, i (m.): dal greco καμηλοπάρδαλις («cammello-leopardo»), questo ruminante dal lungo collo è menzionato da Varrone (De Lingua Latina 5, 100), Vopisco (Aureliano 33) e Isidoro di Siviglia (Origines 12, 2, 19).
- Ovis fera (f.): «Pecora selvatica», nome dato anche alla giraffa per il suo aspetto (Plinio il Vecchio, Storia naturale, 8, 69).
II. I felini e i carnivori
I grandi felini

La pantera
- Panthera, ae (f.): dal greco πάνθηρ, questo felino maculato compare in Cicerone (Lettere ai familiari 2, 11, 2), Ovidio (Metamorfosi 3, 669) e Plinio (8, 62).
- Pantheris, is (f.): termine specifico per la femmina secondo Varrone (De Lingua Latina 5, 100).
- Pardalis, is (f.): sinonimo di origine greca (πάρδαλις) impiegato da Quinto Curzio (5, 1, 21).
La tigre
- Tigris, is/idis: dal greco τίγρις, questo felino a strisce è generalmente maschile in prosa e femminile in poesia. Lo si trova in Virgilio (Georgiche 2, 151), Svetonio (Augusto 43) e Plinio (6, 73).
La iena: predatore notturno
- Hyaena, ae (f.): dal greco ὕαινα, questo carnivoro è descritto da Plinio (8, 105), che impiega lo stesso termine per designare un pesce piatto (32, 154).
- Belbus, i (m.): denominazione alternativa attestata in Capitolino (I tre Gordiani 3, 33, 1).
- Crocottas, ae (m.): animale d’Etiopia secondo Plinio (8, 72), probabilmente una varietà di iena.
III. I primati

La ricchezza terminologica relativa alle scimmie testimonia il fascino esercitato sui Romani da questi animali dai comportamenti quasi umani:
- Pithecus, i (m.): dal greco πίθηκος, termine generico attestato nelle Note Tironiane (p. 176).
- Simia, ae (f.): derivato da simus (camuso, dal naso schiacciato), citato da Cicerone (De Divinatione 1, 76; 2, 69).
- Simius, ii (m.): forma maschile impiegata da Fedro (1, 10, 6) e Marziale (14, 202, 1).
- Sphingion, ii (n.): dal greco σφιγγίον, designa una specie particolare secondo Plinio (6, 173; 10, 199).
- Cephus, i (m.): varietà specifica menzionata da Plinio (8, 70).
- Cercolopis: scimmia dalla coda folta secondo Festo (54, 13).
- Cercopithecus, i (m.): dal greco κερκοπίθηκος («scimmia dalla coda»), attestato in Giovenale (15, 4) e Plinio (8, 72).
- Cercops, opis (m.): dal greco κέρκωψ, altro termine per la scimmia dalla lunga coda secondo Manilio (4, 668).
IV. Le antilopi e le gazzelle
- Oryx, ygis (m.): dal greco ὄρυξ, questo ruminante del deserto è menzionato da Columella (De Re Rustica 9, 1, 1) e Plinio (2, 107).
- Pygargos/Pygargus, i (m.): dal greco πύγαργος («dalla groppa bianca»), designa tanto un’aquila (Plinio 10, 7) quanto una specie di gazzella (Giovenale 11, 138; Plinio 8, 214).
- Strepsiceros, otis (m./f.): dal greco στρεψίκερως («dalle corna ritorte»), antilope dalle corna spiraliformi descritta da Plinio (8, 214).
V. I rettili

Il coccodrillo del Nilo
- Crocodilus, i (m.): dal greco κροκόδειλος, questo temibile rettile è descritto da Plinio (8, 89) e Quinto Curzio (9, 1, 5).
- Corcodilus, i (m.): variante ortografica attestata in Fedro (1, 25, 4).
Il camaleonte
- Chamaeleon, onis/ontis (m.): dal greco χαμαιλέων («leone di terra»), questa lucertola che cambia colore è menzionata da Aulo Gellio (10, 12, 1).
VI. Gli uccelli esotici
Lo struzzo
- Struthio, onis (m.): dal greco στρουθίων, questo grande uccello corridore è descritto da Isidoro di Siviglia (Origines 12, 7, 1).
- Struthiocamelus/Struthocamelus, i (m./f.): dal greco στρουθοκάμηλος («passero-cammello»), termine composto attestato in Plinio (10, 1) e Petronio (137).
- Passer marinus: letteralmente «passero marino», impiegato da Ausonio (Epistole 11, 24) e talvolta semplicemente passer (CIL 10, 3704).

Il fenicottero rosa
- Phoenicopterus, i (m.): dal greco φοινικόπτερος («ala purpurea»), questo trampoliere è menzionato da Svetonio (Vitellio 13), Seneca (Lettere 110, 12) e Plinio (10, 133).
VII. Creature favolose o mal identificate
Il mondo lontano e poco conosciuto ha ispirato anche descrizioni di animali compositi o immaginari:
- Hippocamelus, i (m.): dal greco ἱπποκάμηλος, animale favoloso metà cavallo e metà cammello secondo Ausonio (Epistole 70, 9).
- Pantherocamelus, i (m.): creatura menzionata da Lucilio (Satire 1126), probabilmente una descrizione alternativa della giraffa.
- Taurelephans, antis (m.): dal greco ταυρελέφας, animale indiano che partecipa della natura del toro e dell’elefante secondo Giulio Valerio (3, 19).
- Leucrocota/Leucrocuta (f.): quadrupede indiano non identificato descritto da Plinio (8, 72) e Solino (52, 34).
Conclusione
Questo panorama lessicale degli animali esotici nella letteratura latina rivela alcune caratteristiche essenziali della zoologia romana:
- Preponderanza dei prestiti greci: la maggior parte dei termini proviene dal greco, testimoniando l’influenza ellenistica sulle conoscenze romane in scienze naturali.
- Formazione analogica: numerosi nomi sono costruiti per analogia con animali familiari (camelopardalis, struthiocamelus), riflettendo un metodo descrittivo fondato sul confronto.
- Diversità delle fonti: questi animali esotici sono menzionati da autori diversi, dai naturalisti come Plinio ai poeti come Virgilio, rivelando la loro integrazione nella cultura romana al di là della letteratura specialistica.
- Incertezze tassonomiche: le confusioni e le descrizioni talvolta approssimative testimoniano i limiti della conoscenza zoologica antica, dipendente da testimonianze indirette e da osservazioni spesso limitate a esemplari isolati presentati durante i trionfi o nelle arene.
Questa terminologia zoologica costituisce dunque una preziosa testimonianza dell’incontro di Roma con l’alterità faunistica dei territori conquistati o esplorati, e del modo in cui la lingua latina seppe adattarsi per nominare e descrivere queste creature venute da altrove.